sciopero Venerdì 8 giugno, ore 9:30 Piazza Municipio

IMPORTANTE: Aderiamo allo sciopero

Il destino del terzo settore è già segnato. I tagli alla spesa sociale la hanno quasi azzerata ed il Governo non ha alcuna intenzione di invertire questa tendenza.

La Regione Campania, al di là di mere dichiarazioni d’intenti, ha stanziato solo 27 milioni di euro per le politiche sociali, a fronte dei 100 milioni ritenuti appena sufficienti a soddisfare il bisogno sociale; ha accumulato debiti sostanziosi con il Terzo Settore ed è responsabile con le Asl dei ritardi di mesi e mesi di stipendi degli operatori del socio sanitario.

Il Comune di Napoli ha un debito con gli enti del sociale di circa 75 milioni di euro e ed ancora non ha approvato il bilancio previsionale con i fondi destinati alle politiche sociali. I pagamenti del Comune verso il terzo settore sono fermi a giugno 2008 ed i 7 mila operatori sociali napoletani non percepiscono stipendi da mesi: molte cooperative hanno chiuso, diversi servizi non saranno finanziati e lo spettro della disoccupazione avvolge i lavoratori mentre i destinatari si vedranno privati di servizi essenziali.

In tempo di crisi generale, di riforma capestro del mercato del lavoro, la situazione del terzo settore rappresenta un ulteriore attacco al lavoro, incidendo direttamente sul salario dei lavoratori e, indirettamente, su quello dei cittadini a cui sono rivolti i nostri servizi. Oggi l’unica arma rimastaci è il blocco dei servizi e la 

PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO CITTADINO.

Nelle settimane scorse i nostri colleghi torinesi già hanno sperimentato la pratica dello sciopero contro la precarietà del terzo settore; simbolicamente, in continuità e solidarietà con loro, oggi lanciamo il nostro programma di lotta.
Gli operatori sociali ribadiscono di lanciare il conflitto:

• Contro i tagli alla spesa sociale
• Per il ripristino del Fondo Sociale Nazionale
• Per lo stanziamento di fondi adeguati dalla Regione e dal Comune
• Per il pagamento di tutte le spettanze arretrate degli operatori sociali e del socio sanitario
• Contro la precarietà
• Per un reddito garantito universale ed incondizionato

Venerdì 8 giugno, ore 9:30 Piazza Municipio, Napoli Sciopero provinciale dei lavoratori del terzo settore

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

VERSO UN 1 MAGGIO AUTORGANIZZATO E DI LOTTA!

VERSO UN 1 MAGGIO AUTORGANIZZATO E DI LOTTA!

Già dall´insediamento di Monti era evidente l´obiettivo principale di questo governo dei padroni e della Bce: distruggere ciò che restava dei diritti dei lavoratori, assaltando l´articolo 18, con lo scontato lasciapassare dei sindacati e di tutti i partiti che sostengono questo governo. La cancellazione formale e generalizzata dell´articolo 18, ultimo baluardo di un tessuto di tutele e di conquiste già scardinate, si inserisce in quel percorso di attacco al mondo del lavoro iniziato dal Pacchetto Treu, passando per la Legge Biagi e la riforma Brunetta, fino al Piano Marchionne in Fiat.

I padroni, uniti da destra a “sinistra” quando si tratta di succhiare il sangue ad operai e lavoratori, oramai la lotta di classe la conducono quotidianamente, in maniera spietata e senza esclusione di colpi: attacchi indiscriminati al salario diretto, indiretto e differito, ai servizi sociali e ai beni pubblici.

La propaganda padronale ha per mesi spacciato questo governo come il salvatore della patria, illudendo milioni di proletari della necessità dei “sacrifici” per uscire dalla “crisi”. Del resto, è la stessa sorte cui hanno assistito i paesi maggiormente colpiti dalla crisi: Portogallo, Irlanda, Spagna, per non parlare della Grecia perennemente sull’orlo della rivolta di massa.

Fino ad ora la crisi l’hanno pagata solo i lavoratori dipendenti, gli operai, i precari, i disoccupati ed i pensionati. Tra questi i lavoratori immigrati sono additati dai partiti xenofobi come “responsabili dell’insicurezza nazionale” e ricattati da leggi infami, anche quando sono travestite nelle forme del “razzismo democratico”. Vengono repressi e deportati con pratiche criminali e umilianti, mentre il grande capitale ne sfrutta la precarietà sociale per imporre tassi di sfruttamento pazzeschi. Chi abbocca a queste campagne razziste si presta quindi all’eterno giochino della guerra tra poveri. Mentre le corporazioni ed grandi patrimoni, al di là dei “teatrali” blitz a Cortina, non sono stati sfiorati, tutt’altro: si regalano due miliardi e mezzo a Morgan Stanley, si stanziano decine di miliardi per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 e per proseguire missioni di morte, chiamate “umanitarie”, contro altri paesi, si tenta di portare a compimento l’inutile e distruttiva linea TAV, calpestando la volontà di un intera comunità e di milioni di cittadini solidali col popolo della val di Susa, reprimendo in maniera brutale il suo straordinario movimento di resistenza.

La scelta di organizzare il 1 maggio in zona flegrea (Fuorigrotta – Bagnoli) non è campanilistica o localistica. E´ evidente infatti che rilanciare la data del 1 maggio, in una fase di attacco generalizzato al mondo del lavoro, all´interno di un quartiere simbolo del movimento operaio e di un´area post-industriale è una scelta del tutto voluta che non vuole sminuire gli aspetti generali per quelli locali. Una zona della città ricca di memoria storica dove permane ancora un senso di appartenenza a quella classe operaia che ha pagato con i propri morti la criminale produzione di amianto, i cui responsabili sono rimasti ancora una volta impuniti. Un territorio distrutto e devastato dalla speculazione, dallo sperpero di denaro pubblico, dalle politiche di sfruttamento dei territori, legate esclusivamente al profitto dei padroni e delle varie amministrazioni nazionali e locali di destra come di sinistra.

L’ultima arrivata è l’amministrazione De Magistris che, candidandosi ad essere l´amministrazione della sola Napoli-bene, sta mettendo in atto la promessa “rivoluzione” usando il braccio “armato” di Narducci e dello “sceriffo” Sementa per accanirsi contro immigrati, ambulanti, occupanti case, disoccupati, movimenti per la difesa della salute e del territorio e in generale contro le fasce disagiate della popolazione napoletana, promuovendo un’idea di città che, alla faccia della discontinuità, calca pesantemente le precedenti amministrazioni innovando semmai in peggio. Esempi lampanti sono la conferma della gestione del patrimonio immobiliare del comune alla Romeo, responsabile dell’attuale dissesto, e la gestione dell’America’s Cup, che inizialmente doveva servire per la speculazione edilizia proprio sul litorale di Bagnoli e che alla fine è venuta a costare 13 milioni di euro senza produrre infrastrutture e per la gioia di quell’1% di napoletani-bene che possiedono una barca. Un balletto vergognoso a fronte di una realtà sociale, occupazionale e abitativa al collasso.

Tutto questo mentre la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali aumenta all´aumentare del malessere e della rabbia della stragrande maggioranza della popolazione: da quella che non riesce a pagare il mutuo o le bollette, passando per quella messa per strada da palazzinari senza scrupoli o quella che per strada ci sta tutta la giornata perchè non ha un lavoro né un reddito, fino a chi butta il sangue una giornata intera dietro una bancarella per racimolare una manciata di euro ed è costretto a scappare all’arrivo degli sgherri di Sementa, oppure quella che un lavoro dignitoso ce l’aveva e ora pensa al suicidio “grazie” a piani lacrime e sangue di Monti, della BCE e dei loro vari amici Marchionne, Marcegaglia e Fornero.

Si tratta ora di rialzare la testa, iniziando anche dal riappropriarci di date, come quella del 1 maggio, soprattutto negli ultimi anni volutamente svuotata del proprio significato. Per questo facciamo appello a tutti i lavoratori organizzati e non, disoccupati, precari, collettivi studenteschi, associazioni, realtà antagoniste e di classe del movimento napoletano per mettere in piedi un corteo di massa, partecipato e determinato in zona flegrea per ricostruire un primo maggio autorganizzato e di lotta, rimettendo al centro le nostre rivendicazioni: la difesa sacrosanta dell’articolo 18, il suo allargamento a tutti i lavoratori, l´abolizione di tutte le forme di lavoro precario, sfruttato e sottopagato, la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, la lotta per il salario/ reddito garantito, all’interno di un contesto di più ampie rivendicazioni come il diritto alla casa, alla salute, ad una scuola pubblica, fino al diritto di vivere in territori non devastati, inquinati e sfruttati.

Adesioni per la costruzione del 1 Maggio:

Laboratorio Politico Iskra, Movimento Disoccupati Flegrei , Ass.Ba.Fu.Ca., Comitato “Luigi Vittone”, Ass. Caracol, Ass. ArciPesca, Ass. Solidarietà Proletaria, Ass. Bereshit, Bagnoli Power, Cittadini Canone Inverso, Comitato Fuorigrotta Resiste, Torneo Antifascista Quarto, Consulta dei giovani di Quarto, Coord. Studenti Flegrei, Circolo “Campi Flegrei” Ass.”Italia – Cuba”, Ass. “Ashiwa” per l’integrazione, ePress – giornale flegreo online, Comitato Referendario Una Spiaggia Per Tutti, Lavoratori SEPSA, Coop. Cantieri Navali Megaride, Lavoratori Tirrenia, RSU-Cgil Comune di Pozzuoli, Dopo Lavoro Ferroviario Napoli, Cgil Ospedale S.Paolo, Coordinamento Opposizione Sociale, Collettivo Operatori Sociali, Movimento in Lotta per la Salute Pubblica, Comitato Pro Maresca, Movimento di Lotta per il Lavoro Banchi Nuovi, Coord. di Lotta per il Lavoro, Movimento Centro Storico, Unione Disoccupati Organizzati, Unione Disoccupati Napoletani, Movimento di lotta centro storico Sedile di Porto, Movimento di Lotta Pontenuovo, Movimento di Lotta Bruno Buozzi Acerra, Zer081, Sud Ribelle, Stella Rossa, Brigata Alcolica Stabia, Radio Vostok, Collettivo Autorganizzato Universitario, ZETA Napoli, Studenti Federico II, Coordinamento II Policlinico, Collettivo SUN Napoli, Comunisti per l’Organizzazione di Classe, CSP – Partito Comunista, Area Antagonista Campana, Csoa Officina99, Collettivo RedLink, Collettivo Area Vesuviana, P.Carc, Sindacato Lavoratori in Lotta, Conf. Cobas, Studenti Autorganizzati Campani, Circ.PRC Bagnoli – Fuorigrotta, Circ. PRC Soccavo – Pianura, SPIF Campania, Malacrjanza, Ass.InterNà, Napoli Ovest, Collettivo Skema Libero-Coordinamento RES.IN.A. di Ercolano, Ass. L’Isola che c’è.

APPUNTAMENTO CORTEO:
CONCENTRAMENTO ORE 9:00 CAMPI FLEGREI

APPUNTAMENTO POMERIDIANO
DALLE 19:00 ALLA ROTONDA DI BAGNOLI
INTERVERRANNO: LAVORATORI SEPSA, TIRRENIA, AVIO, PRECARI BROS, NOTAV

APPUNTAMENTO SERALE:
DALLE 20:30 PROIEZIONE PARTITA DEL NAPOLI / SAGRA SOCIALE
DALLE 22:30 MUSICA LIVE: E’ZEZI + BISCA

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Stati Generali della Precarietà

 

Stati Generali della Precarietà 4.0

 

C.S.O.A Officina 99 – via Carlo di Tocco – Gianturco – Napoli

Mentre a Roma si gioca l’enorme partita della riforma del mercato del lavoro che vede tra i grandi esclusi i precar@ la Rete degli Stati Generali della Precarietàtorna a incontrarsi a Napoli per una serrata due giorni di workshop e dibattiti che non possono che avere la precarietà come tema centrale.

Non certo la precarietà come strano animale da analizzare, o la precarietà come parola di moda con la quale infarcire astratti ragionamenti o vuote proposte politico-sindacali, bensì la precarietà come elemento caratterizzante delle vite di milioni di persone a partire da coloro che animano gli Stati Generali della Precarietà e da chi le lotte le sta facendo portando alla due giorni le loro esperienze, la precarietàconosciuta nelle decine e decine di interventi nei luoghi di lavoro precario,laprecarietà vissuta da coloro che si rivolgono ai Punti San Precario per agire legalmente contro i precarizzatori. E’ il Punto di Vista Precario

 

Per chi si muove nella precarietà, come la Rete degli SgP, è inevitabile respingere al mittente il pacco Fornero-Monti come scritto nella lettera aperta al governo e consegnata al Ministro Fornero dalle donne precarie di Roma. Gli SgP non possono che portare il punto di vista precario di chi non è rappresentato nei tavoli di consultazione, tra una politica che li mortifica e un sindacato che non li conosce. I precar@ non hanno scelto la loro condizione, ma sono il motore dell’economia e le prime vittime della sua crisi e gli Stati Generali della Precarietà, non possono che portare il Punto di Vista Precario di chi non è rappresentato nei tavoli di consultazione, tra una politica che li mortifica e un sindacato che non li conosce.

Nella due giorni napoletana si continuerà il percorso nazionale iniziato nell’ottobre del 2010 a Milano con tre workshop: Reddito, Punti San Precario, Comunicazione e un’assemblea plenaria finale nella giornata di domenica.

Reddito – la posizione degli SgP è chiara: reddito di base incondizionato. Al di sotto di un certo livello di reddito questo deve essere garantito calcolandolo annualmente in base alla soglia di povertà relativa. Il reddito di base come unico strumento contro il ricatto e per agevolare la libera scelta del lavoro. Salari minimi per legge.http://quaderni.sanprecario.info/media/San_Precario_Quaderno_1.pdf

Punti San Precario – un blob di cospirazione precaria che si sta diffondendo in molte città italiane. Più di uno sportello sindacale, più di uno sportello legale. Oltre il sindacato. Vere agenzie di conflitto e cospirazione precaria.

Comunicazione – strumento di contaminazione indispensabile per far passare i nostri contenuti e condividere azioni, pensieri, sogni, lotte, immaginari.

Calendario Lavori

Sabato 17 – ore 11.30 inizio lavori prima dell’inizio dei  work shop ci sarà una introduzione alla due gg in plenaria – 13.30 pranzo – 15.00 ripresa lavori

Domenica 18 – ore 10.30 inizio lavori (plenaria) – 15.00 chiusura + pranzo

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

venerdì 27 gennaio, alle ore 19.00, presso lo Ska, il collettivo operatori sociali si incontra, aprendo la riunione a tutti gli operatori interessati

venerdì 27 gennaio, alle ore 19.00, presso lo Ska, il collettivo operatori sociali si incontra, aprendo la riunione a tutti gli operatori interessati

Prendere l’iniziativa
Non vogliamo assolutamente riproporre l’ennesima analisi della situazione attuale per spiegare origine e natura dei nostri problemi.
Sappiamo solo che continuano ad esserci e ci pressano in maniera inquietante.
Non c’è stata soluzione delle questioni legate al Comune di Napoli e soltanto grazie alla mobilitazione di fine anno siamo riusciti a strappare alla Regione Campania una quota appena sufficiente di risorse per la spesa sociale.
Avevano messo in bilancio appena 4 milioni di euro e la nostra mobilitazione li ha costretti ad investirne altri sessanta con il trasferimento (finalmente!!!), contestuale, dei fondi 328, che i nostri enti aspettavano da una vita, ai piani di zona.
È una piccola vittoria ma che, comunque, ha mosso qualcosina a livello regionale, dimostrando che la lotta paga. 
Paradossalmente, più sorda è l’Amministrazione comunale che ancora non risolve il debito accumulato nei confronti del terzo settore, non muove nulla per consentire l’accesso al credito bancario, tarda a trasferire i fondi già a disposizione, fatica a trovare risorse per pagare almeno un altro biennio alle Case famiglia che sono al collasso.
Noi crediamo che la Giunta comunale sia insensibile al sociale e che, nonostante lo sbandierare di dichiarazioni favorevoli, lo consideri una specie di zavorra, altrimenti non si spiega il perché della totale assenza d’iniziativa da parte dell’Assessore al Bilancio Realfonzo e dell’ostracismo che molti componenti la Giunta mostrano nei confronti delle tematiche a noi care.
Questa situazione si deve sbloccare!
La giunta dovrà varare il prossimo bilancio (si tratta del nostro futuro prossimo) e noi pretendiamo che immetta risorse sufficienti a garantire continuità dei servizi, soddisfazione del bisogno sociale, stabilità lavorativa per gli operatori.
Pretendiamo che le risorse siano trasferite rapidamente ai nostri e enti che venga affrontata e risolta, una volta per tutte, la questione del debito, varando già da subito le misure necessarie a consentire l’accesso al credito bancario.
Ne va della nostra sopravvivenza!
Non è più tempo di aspettare!
Bisogna prendere l’iniziativa perché solo con la lotta possiamo garantirci il presente ed il futuro.
Per chi vuole discutere su come organizzarci per la vertenza, venerdì 27 gennaio, alle ore 19.00, presso lo Ska, il collettivo operatori sociali si incontra, aprendo la riunione a tutti gli operatori interessati.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Presidio sotto la sede del consiglio regionale

Oggi, 21 dicembre 2011, il collettivo operatori sociali e gli operatori rappresentanti delle attività socio sanitarie, socio educative e scio assistenziali, come deciso nell’assemblea regionale del 19 dicembre 2011, hanno presidiato la sede del Consiglio Regionale della Campania. L’apparizione di S. Precario ha costretto i capigruppo regionali e la commissione bilancio a ricevere una delegazione di operatori che hanno chiesto l’immediato pagamento delle spettanze arretrate, giacenti da mesi nella ragioneria regionale ed una nuova allocazione delle risorse che ripristini una spesa sociale decente e sufficiente a rispondere alla domanda del bisogno sociale.
La delegazione è ancora in audizione e la mobilitazione si animerà di nuove e più incisive forme di lotta fino al raggiungimento degli obiettivi. Il piano del conflitto deve spostarsi su scale nazionale. La ricomposizione delle lotte del lavoro e contro la precarietà, per il diritto all’insolvenza e per il reddito sociale deve concretizzarsi in iniziative congiunte ed incisive.
Il programmato blocco dei servizi qui in Campania potrà essere un embrione dello sciopero precario.
Il nostro Natale precario ed insolvente continua. La lotta non si ferma qui.
Collettivo Operatori Sociali.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

ACCORRIAMO IN MASSA!

ACCORRIAMO IN MASSA!

 

Cambiano i governi, ma la sostanza delle manovre resta invariata. Monti annunciava rigore ed equità. Di rigore ce ne è fin troppo; Il grande assente è l’equità ed a pagare saranno ancora una volta i “soliti noti” (lavoratori dipendenti e pensionati).

Sul banco degli imputati è finita nuovamente la spesa pubblica. Di patrimoniale, invece, nemmeno l’ombra. Che dire? È la solita ricetta. Una ricetta che, in questi anni, ha prodotto soltanto miseria e riduzione dei diritti. Il benessere, invece, continua ad essere una chimera. A meno che, per benessere, non si intenda quello di quel 10% della popolazione che ormai detiene il controllo del 50% della ricchezza. I tagli del Governo Monti si sommano a quelli del precedente Esecutivo e non fanno che peggiorare una situazione che è già insostenibile.

Il terzo settore napoletano attende ancora dal Comune il trasferimento di risorse che, stando ai calcoli, si aggirerebbero intorno agli € 200 milioni.

Finora, la cessione del credito si è rivelata impraticabile. L’ultima proposta, in ordine di tempo, è la seguente: favorire l’accesso al credito, da parte del terzo settore, offrendo in garanzia il patrimonio immobiliare del Comune.

È una proposta tardiva, incompatibile con l’aspettativa di vita di molte organizzazioni, specie quelle piccole, strangolate dai debiti. In realtà, la soluzione esiste ed è semplice. Basterebbe che l’assessore al Bilancio, che ama definirsi Robin Hood, vestisse, per una volta, i panni del paladino e, riallocando le risorse, destinasse al terzo settore ciò che attende da anni.

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE AVREBBE L’OCCASIONE DI DIMOSTRARE CHE IL WELFARE È DAVVERO UN BENE COMUNE.

L’amministrazione regionale è un capitolo a parte. La situazione è davvero surreale. Caldoro&Co. sono, da quasi 2 anni, asserragliati nel fortino di via Santa Lucia, presidiato durante il giorno dalle forze dell’ordine. Non sono ammesse trasgressioni: chi protesta è oggetto di repressione (cariche, perquisizioni notturne, arresti).

L’assessore all’assistenza sociale (On. Ermanno Russo) si è accorto soltanto adesso che, a causa dei tagli del ministro Tremonti, mancano all’appello gli € 60 milioni necessari a garantire gli standard minimi delle prestazioni sociali. Eppure, quasi un anno fa, glielo ripetevamo quotidianamente; ma a quel tempo, l’On. Russo, convinto sostenitore dell’azione di governo, sapeva soltanto disertare i tavoli interistituzionali convocati dal prefetto ed esasperare gli operatori, tanto da costringerli a ritardare l’inizio dello spettacolo d’inaugurazione della stagione concertistica del teatro San Carlo.

QUELLA INIZIATIVA, È UTILE RICORDARLO, COSTÒ A 3 OPERATORI UNA CONDANNA IN CONTUMACIA (IN VIRTÙ DEL REGIO DECRETO N. 773 DEL 1931!), A QUATTRO MESI DI RECLUSIONE, COMMUTATA NEL PAGAMENTO DI UNA AMMENDA DI 15 MILA EURO.

Il quadro è desolante. Non ci resta che rilanciare la vertenza. In che modo? La risposta è semplice: è necessario che gli operatori diventino finalmente protagonisti che, tradotto, significa stop alla delega.

È ARRIVATO IL MOMENTO DI DIMOSTRARE CHE L’OPERATORE SOCIALE È UN SOGGETTO MATURO, CAPACE DI ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E DI AGIRE IN PIENA AUTONOMIA.

Il rinnovato protagonismo, a nostro avviso, potrebbe culminare con l’interruzione, a tempo indeterminato, di progetti e servizi.

INCROCIAMO UNA VOLTA TANTO LE BRACCIA E SPINGIAMO LE FAMIGLIE DEI DESTINATARI A SOSTENERCI IN UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ, PERCHÉ A NOI COME A LORO STANNO NEGANDO UN DIRITTO.

Nel frattempo, invitiamo gli operatori a prendere parte a 3 iniziative che si inseriscono nel cosiddetto Natale precario (12-20 dicembre). Una settimana di appuntamenti, nelle principali città italiane, per ribadire il NO ALLA PRECARIETÀ. Iniziative in programma a Napoli:

 

–          LUNEDÌ 12 dicembre, ORE 17,30. Apparizione di San Precario al Convegno del PD, dal titolo: Welfare per lo sviluppo. Più partecipazione, più diritti, più salute, organizzato presso l’Hotel Oriente, via A. Diaz, 44

 

–          VENERDÌ 16 DICEMBRE, ORE 10,00. Presidio a Piazza Municipio, nuova apparizione del Santo e consegna, da parte di Babbo Natale precario, dei doni al Sindaco

 

–          LUNEDÌ 19 DICEMBRE, ORE 10,00. Ultima apparizione e presidio itinerante con partenza da Piazza Plebiscito.

 

È superfluo aggiungere che l’esito delle iniziative e, in prospettiva, del blocco dei servizi, dipendono soltanto dalla partecipazione degli operatori. Dunque, ACCORRIAMO IN MASSA!

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Di nuovo in piazza

Dopo l’esperienza di occupazione del Maschio Angioino, abbiamo l’esigenza di riprendere le iniziative di Piazza e tornare a protestare nei luoghi dove si decide il nostro destino.
Lo stato della nostra vertenza non è cambiato: i 12 milioni di euro che la Regione doveva trasferire al Comune di Napoli ancora non si sono visti;  il credito di 34 milioni di euro che vantiamo col Comune di Napoli resta congelato perché non c’è una banca disposta ad assumersi il debito dell’Ente locale; la Regione Campania ha messo a bilancio, per la Spesa sociale, solo 13 milioni di euro, rispetto ai 163 dell’anno precedente; la gara d’appalto per la gestione dei servizi socio sanitari è stata ufficialmente revocata dalla Regione Campania; nessuno ha preso in considerazione la nostra proposta di emendare il decreto Mancino e considerare, così, prioritaria la spesa sociale.
In sostanza, né per il passato né per il presente e, ancor di più, per il futuro si prospettano orizzonti positivi.
Allora ci tocca riprendere la parola in maniera incisiva, continuando la lotta che abbiamo condotto sino ad ora, rivendicando la nostra dignità lavorativa e la continuità dei servizi per i nostri destinatari, quelle persone, cioè, che pagano con noi lo stato di abbandono del welfare.
Occorre reagire ad un atteggiamento generale che punta a smantellare il sistema di servizi alla persona sin qui, faticosamente, erogati col nostro lavoro, a dispetto degli scarsi mezzi investiti dalle istituzioni.
Bisogna riprendere la mobilitazione a livello locale e lanciare le iniziative su scala nazionale, per costruire una grande manifestazione del Terzo Settore,  contro le politiche di smantellamento del welfare.
Martedì, ci sarà un Cosiglio Regionale monotematico sulle politiche sociali. È necessario essere presenti con le nostre rivendicazioni per chiamare l’intero Consiglio Regionale ad un’assunzione di responsabilità sullo stato del nostro settore,     senza alibi ed in maniera diretta.

Martedì, ore 15.00
PRESIDIO al Palazzo della Regione
Isola F 9 del Centro Direzionale di Napoli
in concomitanza col Consiglio Regionale monotematico sul Welfare

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La nostra vertenza

La situazione del “Terzo Settore” in Campania assume tinte drammatiche sia nell’attualità sia in prospettiva.
All’oggi, ci sono servizi non rifinanziati, altri su cui incombe la prospettiva di tagli sostanziali o definitivi, altri ancora sub iudice o in attesa di approvazioni definitive che tardano a venire.
Ovviamente, il disagio per i destinatari è notevole così come lo stato di incertezza che può privare tante famiglie e tante persone, in condizioni disagiate, di servizi essenziali, senza i quali la deriva verso la marginalità è inarrestabile.
In più, gli operatori, che si vedono da mesi (in alcuni casi, da anni) privati del reddito già acquisito con il lavoro fin qui svolto, devono confrontarsi con un futuro che si tinge, sempre più, delle tinte scure della disoccupazione.
È accaduto, infatti, che 300 operatori del comparto socio sanitario siano rimasti senza lavoro perché l’Asl non voleva rinnovare la convenzione operativa e bloccato, nonostante il pronunciamento favorevole de TAR, la gara d’appalto che assegnava la commessa per i prossimi anni.
Tuttora sono in occupazione permanente nell’ex ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi”. Ancora, in questi giorni, gli operatori sociali sono stati costretti ad occupare il Museo Archeologico, Palazzo Reale ed il Comune di Napoli solo per farsi ricevere dalle istituzioni e reclamare i loro diritti.
Ma Regione, Asl e Comune sono sorde ai problemi che loro stesse hanno provocato e continuano ad alimentare, brillando solo per inazione, disinteresse e colpevole superficialità.
Le idee del Governo centrale, infine, sono ben chiare: la Finanziaria taglia il Fondo Sociale Nazionale del 63% per quest’anno, con una riduzione, per il prossimo anno, del 90% delle risorse.
Contro tutto ciò, gli operatori sociali sono in mobilitazione. Oggi abbiamo occupato il Maschio Angioino ed intendiamo proseguire nella lotta fino al soddisfacimento delle nostre richieste e dei nostri bisogni:
Abolizione del cronologico e possibilità di sforare il patto di stabilità
Pagamento immediato di tutte le spettanze arretrate
Certezza sulla continuità lavorativa e stanzialità dei servizi
Uscita dalla condizione di precarietà contrattuale e lavorativa in cui versa la maggioranza dei lavoratori.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Tra percarieto e lotta, le riflessioni di un operatore napoletano

La mia esperienza di educatore con i minori a rischio di esclusione sociale e adolescenti drop-out, nell’ambito di progetti di lotta alla dispersione scolastica, nei territori di frontiera della città di Napoli, mi ha permesso di lavorare usufruendo di adeguati setting preposti alla riflessione, che hanno notevolmente contribuito alla mia formazione, nel senso più ampio del termine: di lavoratore e di cittadino attivo impegnato, da tempo, a favorire l’osmosi tra le agenzie educative, i servizi e la comunità territoriale. Un lavoro lungo e di non semplice esecuzione, volto alla promozione dell’empowerment sociale e personale dei giovani e delle loro famiglie; che necessita  di adeguate, riconosciute competenze ed esperienze attraverso le quali promuovere e sostenere percorsi di emancipazione e crescita, individuale, collettiva e professionale.
Dopo 10 anni di impegno quotidiano e responsabile nella trincea dei quartieri di periferia, di  costruzione di reti dal basso, contribuendo alla nascita e rafforzamento di “progetti obiettivo” che dopo anni, seppur riconosciuti come servizi essenziali alla cittadinanza, per una migliore qualità della vita, sono ancora oggi relegati nel novero della spesa superflua da parte della politica globalizzata e liberista, di ogni colore e schieramento. Il mio impegno, come anche quello della parte cosciente degli operatori sociali di questa regione, mi consente di essere un osservatore privilegiato, potendo vedere ed analizzare, dall’interno del mio settore lavorativo, la strategia politica che decreta come marginali le poliche sociali ed i suoi lavoratori.
Partendo dal decreto Lgs Mancino degli anni ’90, che detta i tetti di spesa prioritaria per gli enti locali, con il declassamento della spesa sociale a spesa secondaria; passando per i progressivi tagli al Fondo Nazionale Politiche Sociali perevisto per il 2011, che hanno causato  una riduzione di oltre il 63%  delle risorse, con il raggiungimento del 95% entro il 2013; finendo con il “pacchetto Treu”, la L. 30/03 ed  il Collegato Lavoro, si è creato un percorso per l’estensione della flessibilità nel mercato del lavoro e la consecutiva precarizzazione delle vite dei lavoratori. In realtà questa condizione è nata col nostro settore e gli effetti della precarietà lavorativa l’abbiamo sperimentati ben prima dell’approvazione della legge Biagi.
Un esempio macroscopico è appunto la condizione del Welfare campano e della qualità della vita dei suoi lavoratori: la maggioranza degli operatori sociali campani lavora con contratti a progetto o comunque atipici anche se da 10-15 anni si occupa stabilmente degli stessi progetti. Il paradosso, tra l’altro, è proprio quello di lavorare in attività che dopo decenni sono ancora considerate sperimentali, a testimonianza dell’attenzione con cui le politiche sociali sono seguite dalla classe politica regionale. Se, inoltre, consideriamo gli innumerevoli servizi non rifinanziati, gli altri su cui incombe la prospettiva di tagli sostanziali o definitivi, altri ancora sub iudice o in attesa di approvazioni definitive che tardano a venire, allora abbiamo il quadro completo    della situazione in cui versa il terzo settore in Campania. In primis a Napoli, dove il contesto  assume tinte drammatiche sia nell’attualità sia in prospettiva, acuendo il disagio per i destinatari: infatti, tante famiglie e tante persone, in condizioni più disagiate, sono privati di servizi essenziali senza i quali la deriva verso la marginalità risulta inarrestabile.
Deriva che gli operatori sociali in lotta nella nostra città da alcuni anni, provano a contrastare attraverso pratiche educative, di promozione di cittadinanza attiva e conflitto; rivendicando la stabilità dei servizi e la valorizzazione delle risorse territoriali, ridisegnando un profilo di comunità più attenta alla persona ed ai suoi bisogni e assai meno all’interesse coorporativo delle “mafie assistenziali”.
Un percorso di lotta lungo, per vedersi riconosciuti stipendi arretrati, in molti casi, da anni (parliamo di cifre che per i co.co.pro raramente superano i 700€/mese ed 1.000 €/mese per i CCNL) e strappare, con fatica, spazi di visibilità e valorizzazione della nostra professionalità. In altre parole, il nostro lavoro di cura, basato principalmente sulla relazione, è inficiato nell’efficacia dal contesto in cui opera, vivendo noi il paradosso di agire per migliorare la qualità della vita dei nostri destinatari, conducendo, poi, un’esistenza attraversata dall’instabilità e dalla precarietà.
La questione delle politiche sociali sta tornando in auge negli ultimi mesi, grazie anche e sopratutto  al conflitto che i lavoratori stanno esprimendo, attraverso le continue e ripetute mobilitazioni di piazza e le occupazioni di luoghi rappresentativi della città dall’alto valore simbolico, come l’ex O.P.G. “Leonardo Bianchi”, la sede del Comune di Napoli, il Museo Nazionale (insieme agli studenti), Palazzo reale, il teatro San Carlo ed infine il Castel Nuovo.  Tutto questo per chiedere alle istituzioni preposte, ancora una volta, di ottemperare agli impegni assunti pubblicamente con le organizzazioni ed i lavoratori del Terzo Settore.
Nonostante ciò Regione Campania, Asl e Comune di Napoli continuano a brillare per assenza e colpevole superficialità. Paradossale ma vero, l’assessore regionale “all’Assistenza Sociale” della giunta Caldoro, tale Ermanno Russo, noto ginecologo dell’hinterland napoletano, definisce “folkloristici” molti dei servizi alla persona, erogati negli ultimi anni, e li taglia solo perchè progettati durante la precedente Amministrazione. Non propone, di contro, alcuna alternativa se non un mero assistenzialismo, stile poor-low tipica del XVII secolo.
Ragionare di prospettive del welfare, appare evidente, in una condizione di tale criticità ed assenza progettuale, di vuoto nella programmazione, è estremamente problematico: siamo, di fatto, alla sua negazione.
Non credo che elementi di partecipazione dal basso, oggi, siano visibili: la 328 è stata svuotata nel senso e nelle risorse, i sistemi di  monitoraggio e valutazione, soprattutto in Campania, si sono rivelati insufficienti, con parametri valutativi, spesso, basati su indicatori non significativi.
La famosa fase di concertazione, di ascolto, di individuazione e rilevazione del bisogno, di competenza del Terzo Settore, non si è mai espressa su contenuti reali, non andando oltre una formale e rituale convocazione, da parte del Pubblico, degli enti del privato sociale all’atto di recepire le “linee guida regionali”.
Tra l’altro, le ragioni del lavoro non hanno mai trovato una sponda credibile nel Sindacato che ha mostrato tutta la sua incompetenza ed inadeguatezza a leggere e gestire le dinamiche interne alla precarietà
Allora, credo, che un segnale forte per invertire (o provare a farlo) la tendenza degenerativa del settore lavorativo venga proprio dalla vertenza degli operatori napoletani, che hanno mostrato come la strada dell’aggregazione su contenuti e bisogni, la capacità organizzativa, la creatività sia un’alternativa alla deriva delle politiche sociali: un laboratorio che rivendica ma, al contempo, elabora modelli di welfare possibili. Un’esperienza da replicare in tutte le nostre regioni al fine di creare i presupposti per l’apertura di una vertenza nazionale, per dare dignità al welfare, ai servizi, ai destinatari ed ai lavoratori del sociale.

“e -vi preghiamo- quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: è naturale in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità così che nulla valga come cosa immutabile.”
Bertolt Brecht

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

buon 2011???

La situazione del terzo settore in Italia si è aggravata con i tagli, voluti dal governo, al Fondo sociale. La precarietà del nostro settore è più profonda e da noi, in Campania, chiudono servizi, cooperative e tanti operatori si ritrovano disoccupati. Tutto questo in una crisi globale che attacca e cancella i diritti del lavoro, amplia la disoccupazione, nega qualsiasi futuro, fa pagare a noi i costi del fallimento del sistema.
Siamo, da mesi, impeganti in una lotta durissima contro le istituzioni locali ma siamo convinti che le lotte pagano quando assumono un aspetto generale: per questo motivo, oltre a contribuire alla creazione di una rete locale dei soggetti del lavoro, del non lavoro e della precarietà, contro la crisi, abbiamo volontà di ricostruire una rete nazionale, dal basso, degli operatori sociali, per arrivare compatti allo sciopero del 28 gennaio, nell’ottica della sua generalizzazione.
Su queste basi, invitiamo le realtà autorganizzate del sociale, i singoli operatori sociali, i sindacati di base del nostro settore, ad organizzare un’assemblea nazionale di confronto per arrivare al 28 con un’idea di spezzone partecipato degli operatori sociali.
Collettivo Operatori Sociali di Napoli
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento